Il rapporto genitori-figli: una crescita reciproca


Ricordo le parole che una mia amica mi disse qualche tempo fa: “Fra qualche giorno nascerà mio figlio e mi incuriosisce il modo con cui imparerò ad occuparmene e ad essere sua madre perché in questo momento posso garantire che non saprei da dove iniziare”. La mia amica oggi ricopre benissimo il ruolo di mamma ed ha la conferma che genitori non si nasce ma si impara ad esserlo giorno per giorno crescendo insieme ai propri figli ed io sono d’accordo con lei.

E’ stato ampiamente dimostrato che la capacità dei genitori di rapportarsi con i propri figli e di crescere assieme a loro è favorita dalla conoscenza di sé, quindi dalla comprensione interna e dalla capacità di relazionarsi con l’altro.

Nello specifico D.J. Siegel e M. Hartzell (2003) indicano gli elementi essenziali per costruire una costruttiva relazione genitore-figlio: consapevolezza, continua disponibilità ad apprendere, flessibilità di risposta, capacità di percepire le menti e gioia di vivere.

Quando gli autori parlano di “consapevolezza” intendono la capacità del genitore di vivere nel presente, di essere consapevole dei propri pensieri, dei sentimenti che prova nel qui ed ora dando significato ad essi; d’altronde i bambini imparano a conoscersi attraverso il modo in cui i genitori comunicano con loro e, le interazioni emotive che si instaurano, aiutano i bambini a sviluppare un più profondo senso di sé e la capacità di mettersi in relazione con gli altri. E’ importante inoltre che i genitori acquisiscano un approccio alla vita che prevede una “costante disponibilità a imparare per affrontare il ruolo di genitore con mente aperta, come un viaggio continuo alla scoperta di nuovi mondi”.

La disponibilità ad apprendere del genitore genera nei bambini la curiosità e, sentendosi sostenuti, possono esplorare serenamente l’ambiente. La “flessibilità di risposta” del genitore implica la capacità riflessiva, componente essenziale della maturità emotiva e delle relazioni con l’altro efficaci e si riferisce alla capacità di reagire a una situazione non in maniera automatica e impulsiva bensì riflettendo e producendo intenzionalmente un comportamento adeguato.

Gli autori parlano anche della capacità del genitore di “percepire le menti”, cioè l’attitudine di andare oltre la superficie di un’esperienza, quindi la possibilità di dare dei significati profondi ai pensieri, alle emozioni, alle percezioni, alle sensazioni, ai ricordi, alle convinzioni, agli atteggiamenti e alle intenzioni di sé e del proprio bambino.

La capacità di percepire le menti del genitore consente di stabilire col proprio figlio un’interazione basata sull’empatia e sulla comprensione emotiva favorendo nel bambino lo sviluppo della sua capacità di conoscere se stesso e di porsi in relazione con gli altri.

Infine, ma non il meno importante, il genitore deve darsi la possibilità di divertirsi con il proprio figlio, è importante che si lasci appassionare dalle parole e dai comportamenti del proprio bambino condividendo con lui lo stupore della scoperta graduale del mondo e delle sue meraviglie. Utilizzando le parole dell’Analisi Transazionale, il genitore deve saper accostarsi al suo bambino utilizzando il proprio Bambino Libero interiore, per poter trasmettergli la curiosità e la gioia di scoprire il mondo rispettando sé e l’altro.

Tutto questo non significa che i genitori che hanno avuto un passato difficile e non hanno sviluppato le capacità descritte non possono avere un costruttivo rapporto con i propri figli, nessuno ha mai avuto un’infanzia “perfetta”, tuttavia è importante che il genitore si sia dato la possibilità di elaborare quanto ha vissuto e di comprenderlo, consentendosi di crescere e cambiare…perché Si PUO’ decidere di cambiare durante tutto il corso della propria esistenza, per il proprio benessere e per quello dei propri figli.