Il valore delle relazioni responsabili


Ho scelto di continuare a scrivere sulla relazione tra genitori e figli perché ritengo che sia essenziale stimolare una riflessione su questa relazione dato che è la prima, l’unica, la più importante per i bambini, è grazie a questa relazione che i bambini decidono la modalità per trattare se stessi e la modalità di interagire con il mondo esterno nella vita adulta.

Se è vero che i piccoli dell’uomo, come i piccoli di altre specie, sono preprogrammati per svilupparsi in modo socialmente cooperativo, è pur vero che se lo facciano o meno dipende in grande misura da come vengono trattati.

Tutti gli studi che si sono focalizzati su questa relazione affermano che la caratteristica più importante dell’essere genitori è quella di fornire una “base sicura” da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato (J. Bowlby, 1989).

In particolare gli studi della Ainsworth e dei suoi collaboratori (1978) hanno dimostrato che un bambino che abbia una madre ed un padre sensibili, accessibili e disponibili nei suoi confronti, i quali accettino il suo comportamento e siano collaboranti nei suoi riguardi, è un bambino che già all’epoca del suo primo compleanno sta sviluppando una certa fiducia in se stesso combinata con un alto grado di fiducia nei suoi genitori e di godimento della loro compagnia. Al contrario i genitori che sono insensibili ai segnali dei loro bambini forse perché sono preoccupati per altre cose, che li ignorano, interferiscono con le loro attività in modo arbitrario o semplicemente li rifiutano, sono più esposti alla probabilità di avere dei figli infelici o angosciati o difficili.

Da questi studi sono state identificate tre diverse forme di relazioni che i bambini sviluppano (nei confronti di loro stessi e nei confronti degli altri)  in base al modo con cui i genitori si rapportano a loro.

La prima è una “relazione di tipo sicura” in cui il bambino ha fiducia nella disponibilità, nella comprensione e nell’aiuto che il genitore le darà in caso di situazioni avverse o terrorizzanti e si sentirà propenso ad esplorare il mondo. Questo bambino sarà un adulto che saprà rispettarsi, saprà comprendere i suoi bisogni e saprà affidarsi anche agli altri. Questo schema di relazione viene promosso da un genitore che sia facilmente disponibile, sensibile ai segnali del bambino e amorevolmente pronto a rispondere quando il bambino cerca da lui protezione e/o conforto.

La seconda è una “relazione di resistenza ansiosa” in cui il bambino non ha la certezza che il genitore sia disponibile o pronto a rispondere o a dare aiuto se chiamato in causa. A causa di questa incertezza il bambino è sempre incline all’angoscia di separazione, tende ad aggrapparsi e ne verrà meno l’esplorazione del mondo che viene percepita come ansiogena. Questo bambino sarà un adulto che avrà bisogno di autocontrollarsi per vivere, limitarsi nella soddisfazione dei bisogni fino a chiedere troppo a sé stesso. Questo schema viene favorito da un genitore che in alcune occasioni, ma non in altre, è disponibile , viene favorito anche da separazioni e da minacce di abbandono usate come mezzo di controllo.

Un terzo schema di relazione è quello dell’”evitamento ansioso” in cui il bambino non possiede la fiducia che, quando ricercherà le cure, gli si risponderà in maniera amorevole ma, al contrario, si aspetta di essere rifiutato seccamente. Questo bambino diventerà un adulto abituato a vivere la propria vita emotiva senza l’amore e il sostegno degli altri, cercherà di diventare autosufficiente sul piano emotivo pensando di “bastare a se stesso”, tuttavia, trascurando il proprio benessere. Questa schema di relazione è sviluppato da genitori che respingono in maniera determinata e costante il figlio quando egli si avvicina a loro per cercare conforto o protezione e, più i rifiuti si ripetono nel tempo, maggiore diventa il conflitto interiore nel bambino fino a poter sviluppare una patologia.

Tutto questo non è per dire che il “destino” delle persone è determinato dai propri genitori, nella vita adulta ciascuno ha il potere di fare qualcosa con sé stesso: ciascuno può decidere di utilizzare gli schemi trasmessi dai propri genitori oppure può decidere di cambiarli qualora non li senta in linea con il proprio benessere.