Quale “linguaggio” usi con te e con gli altri?


Come avrete notato ogni persona utilizza dei criteri di riferimento personali per leggere gli eventi della vita, per valutare se stessa e per relazionarsi agli altri. Ogni persona, fin dall’infanzia, costruisce il proprio sistema di riferimento con quale pensa, sente, agisce e tale sistema diventa l’unico “linguaggio” possibile e accettabile per muoversi nel mondo.

Ci sono persone che sanno dare valore alle proprie risorse e a quelle degli altri perseguendo il proprio benessere. Queste persone hanno imparato a dare rilevanza ai bisogni personali e alla possibilità di soddisfarli e allo stesso tempo hanno imparato a vedere nell’altro una persona capace,  riconoscendo una relazione alla pari (Io sono ok- Tu sei ok). Il “linguaggio” di queste persone è sano, nel senso che promuove il benessere personale.

Altre persone, al contrario, imparano fin da bambini quel “linguaggio” che io chiamo dello “svalutese”, cioè un modo di viversi e di vivere che si basa su un criterio di riferimento: la svalutazione (Schiff, 1980). C’è chi svaluta sé, chi svaluta l’altro e chi svaluta le situazioni in genere. Quando la persona utilizza costantemente il processo della svalutazione non ha imparato a comprendersi e di conseguenza a comprendere l’altro ma nel frattempo riesce a portare avanti il proprio copione di vita (Berne, 1970) che certamente non è in linea con il benessere personale.

Ad esempio, una ragazza richiede un percorso di psicoterapia perché desidera stare in relazione con sé e con l’altro rispettandosi e rispettando l’altro. La ragazza riporta come problema il suo sfruttarsi senza godere di tutto ciò che fa, si sente triste, insoddisfatta e spesso si sente molto arrabbiata; quando è in relazione nutre molte aspettative nell’altro e prova delusione tutte le volte che non sono soddisfatte; quest’ultima situazione può diventare per lei lo stimolo per attaccare l’altro e aggredirlo.

Durante gli incontri si evince come la ragazza abbia imparato a svalutare le sue capacità fin da piccola: i genitori non la lodavano mai per i suoi successi, anzi, un suo successo era l’occasione per stimolarla a fare “meglio” (non era mai abbastanza, poteva migliorare ogni volta). In questa relazione con le figure significative si è sentita svalutata nelle sue capacità e nei suoi sentimenti ed ha imparato a non dare valore a sé, a quello che prova ed a svalutare l’altro perché è “cattivo”.

In questo esempio la svalutazione è funzionale alla ragazza per confermare e per portare avanti il copione di vita ”per sentirmi ok devo dimostrare di faticare e di voler raggiungere la perfezione” con il rischio di non sentirsi mai “Ok” dato che la perfezione non esiste e il benessere non si raggiunge aspettando una valutazione dagli altri!

Tu quali “linguaggi” usi con te e con gli altri? E credi che tale sistema di riferimento sia in linea col tuo benessere? Se no, cosa desideri di diverso per te? Chiunque può deciderlo!