Rilassandosi con buone tecniche


Ciascuno di noi ha esigenze diverse, una sua zona di benessere personale e, quindi l’occupazione e il riposo debbono essere alternati con un giusto ritmo e secondo bisogni soggettivi. Il “fermarci e cambiare”, inoltre, non è facile da mettere in pratica. In effetti, lo stress è la risposta a fattori di genere diverso: personali psico-organici, sociali, alimentari, ambientali. Appare quindi ovvio che anche i provvedimenti per combattere l’eccesso debbono riguardare tutte queste cause.

In questo articolo tratterò le tecniche di rilassamento come misure che limitano l’esagerata attivazione psico-organica  dell’individuo; ci tengo a sottolineare quindi, quanto prima di tutto bisogna essere educati a gestire direttamente le misure antistress e che il farmaco può nascondere le vere cause del disturbo e può ritardare la cura in grado di risolverlo. Per mettere in pratica i numerosi provvedimenti antistress, bisogna sentirsi profondamente determinati, coinvolti in prima persona e poter diventare “terapeuti di se stesso”.

Il controllo della respirazione , assieme al sonno, è la più antica misura per ottenere il rilassamento. Siamo tutti geneticamente programmati a rilassarci in questo modo, eppure, col passare degli anni, lo disimpariamo. La tensione che accompagna lo stress negativo, porta ad alterare il ritmo e la profondità del respiro con un risultante abbassamento dell’ossigenazione sanguigna. Diviene quindi necessario allenarsi in esercizi specifici per riapprendere volontariamente a respirare in modo corretto. Concentrandoci sull’atto respiratorio, ci distrarremmo da pensieri ansiogeni.

Il biofeedback è una tecnica con la quale si apprende a correggere funzioni organiche (funzione cardiaca, respiratoria, temperatura cutanea, tensione muscolare) le quali, di norma, sono automatiche e passano quindi inosservate. Con l’impiego di un’apparecchiatura particolare, tali funzioni vengono tradotte in segnali luminosi e acustici; in questo modo, la persona riesce a conoscere le risposte del suo corpo e, con l’allenamento, sarà poi in grado di correggerle da solo.

Il rilassamento progressivo, di Edmund  Jacobson, è un metodo col quale si concentra l’attenzione sui singoli fasci muscolari, esercitandosi in un alternarsi di forte contrazione e di distensione; si comincia con i muscoli delle braccia, poi si analizzano quelli delle gambe, del tronco e via fino ad arrivare a quelli interessati nel parlare. In tal modo si acquisisce la capacità di osservare le proprie sensazioni interne e si apprende a distinguere gli stati di tensione muscolare, anche lieve, da quelli di riposo e, quindi, a rilassarsi e a far diminuire il lavoro dell’ortosimpatico (una sezione del sistema nervoso autonomo).

Il training autogeno, di Johannes H. Schultz, è una tecnica a carattere psicologico e globale e si basa su esercizi che implicano, allo stesso tempo, un rilassamento organico e una tranquillizzazione emotiva. Ripetendo con costanza e per pochi minuti una serie di facili esercizi (training) il soggetto giunge a una risposta di rilassamento che “nasce da sola”, in modo autoindotto (autogeno). I risultati si ottengono “ascoltando” il corpo in riposo, distaccato dalla psiche che si fa sempre più lontana e assente.

Chi fosse interessato, quando necessario utilizzo in terapia esercizi di rilassamento progressivo secondo E. Jacobson.